martedì 14 giugno 2011

14 giugno- Rekord, Brent +22$ rispetto al WTI

L' anomalia del Brent molto piu' caro del WTI e' iniziata a gennaio 2011, ben prima della crisi libica. Il Brent e' fisicamente il 3% del greggio totale ma con la quotazione del Brent si fanno circa il 50% dei contratti petroliferi. Questa anomalia e' il sintomo di gravi squilibri non del tutto spiegati.

Ricordo solo che nel Rapporto 2010 dell' Iea (Agenzia energetica dei paesi OCSE), uscito a inizio novembre 2010, era scritto che il picco produttivo del petrolio convenzionale era gia' stato raggiunto e che nel 2010 il consumo medio giornaliero di greggio ha superato il rekord del 2007, tornando quindi ai livelli massimi dopo lo scoppio della crisi economica nel settembre 2008.

Brent mai così caro rispetto al Wti: +22 $
14 giugno 2011

La scarsità di petrolio di qualità light, che già affligge il mercato europeo, si aggrava ogni giorno di più, provocando crescenti distorsioni nella struttura dei prezzi: il differenziale tra il Brent e il Wti si è ampliato ieri fino a sfiorare 22 dollari al barile, un record storico. Il pessimismo che aleggia sui mercati finanziari, aggravato dal declassamento del rating della Grecia al livello più basso in assoluto, non ha risparmiato il riferimento americano, sceso a 97,30 dollari al barile (-2%). Ma il Brent ha resistito alle pressioni, attestandosi a 119,10 $/bbl (+0,3%).

Alle difficoltà create dalla sospensione dell'export libico, costituito in prevalenza da light sweet crude, si è aggiunto ieri lo stato di forza maggiore dichiarato da Royal Dutch Shell fino a tutto luglio per le forniture di petrolio Bonny Light dalla Nigeria, a causa dei ripetuti sabotaggi alla pipeline Trans Niger. I greggi nigeriani, molto adatti come i libici alla trasformazione in benzine, non hanno ancora abbandonato la rotta preferenziale degli Usa per dirigersi in Europa: circostanza per certi versi sorprendente, dato che oltre Oceano il greggio "leggero" abbonda, come dimostra il prezzo molto conveniente ormai raggiunto dal Light Louisiana Sweet, arrivato insolitamente a costare meno del Brent. Il Vecchio continente perde in ogni caso un'altra possibile alternativa alle forniture libiche, in un momento in cui anche la produzione del Mare del Nord sta soffrendo: almeno 5 carichi di Forties su 24 in programma per giugno sono stati cancellati a causa di problemi nel giacimento Buzzard. E a poco serve l'aumento di produzione promesso dai sauditi, costituito da greggio di tutt'altra qualità.

Nonostante il dibattito si sia concentrato negli ultimi tempi soprattutto sull'inadeguatezza del Wti come benchmark di prezzo per il petrolio, anche il Brent a giudizio di molti analisti non appare comunque uno specchio fedele delle condizioni del mercato petrolifero: il suo prezzo elevato appare guidato da problemi tutti europei e richia di offuscare ulteriormente gli scenari già incerti che guideranno nei prossimi mesi le quotazioni del barile.

Fonte www.sole24ore.com

lunedì 13 giugno 2011

Referendum, vittoria ! Ora rinnovabili a tutto gas

Vittoria! Ora rinnovabili a tutto gas
Di Gianni Silvestrini

Qualunque sarà l’esito politico della sconfitta dell'esecutivo è evidente che le istituzioni italiane dovranno rivedere la strategia energetica, accelerando sulle politiche delle Rinnovabili, dell’Efficienza e delle Smart grids (RES). Presto una Conferenza nazionale sull’energia e nuove politiche su ricerca e incentivazione delle imprese.

Gli eccezionali risultati del referendum impongono con urgenza una riflessione sulle scelte energetiche del paese. Qualunque sarà l’esito politico della sconfitta dell’attuale esecutivo - Berlusconi bis, governo di transizione, nuove elezioni – è evidente che le istituzioni italiane dovranno operare una decisa rivisitazione della strategia energetica, con un’accelerazione delle politiche delle Rinnovabili dell’Efficienza e delle Smart grids (RES).

Questo è uno straordinario momento per il nostro Paese che deve attrezzarsi per immettersi nella scia dell’esaltante sfida tedesca sull’energia e sul clima. Va ribaltata l’attuale politica di retroguardia, che ci ha portati, ad esempio, ad allearci con la Polonia per tentare di bloccare la proposta fatta propria il mese scorso anche dalla Commissione ambiente del Parlamento europeo di innalzare al 30% l’obbiettivo di riduzione dei gas climalteranti al 2020.

Vanno invece definiti con lucidità e rapidità gli obbiettivi per il 2020, ma anche per il 2050. Partendo dal vincolo delle emissioni di anidride carbonica che fra quarant’anni dovranno essere tagliate dell’80% rispetto ai valori del 1990. Per farlo è indispensabile puntare a soddisfare il 100% della domanda elettrica con le rinnovabili.

Dunque, imponiamo che in tempi brevi venga delineata una strategia energetica innovativa per il paese, che si tenga una conferenza nazionale sull’energia e che si rivedano le politiche della ricerca e dell’incentivazione delle imprese dando un’assoluta priorità ai settori delle RES che devono diventare un motore della ripresa economica del paese.

Gianni Silvestrini
13 giugno 2011

Fonte www.qualenergia.it

mercoledì 8 giugno 2011

Marcegaglia vota ai Referendum, una notizia importante solo per me ?!?!

Ho riportato in un post sul forum Notizie dall' Italia un accenno ad una dichiarazione della Marcegaglia che afferma che andra' a votare ai Referendum del 12-13/6. Mi sembrava e mi sembra una notizia importante. Fiumi di parole in questi giorni sul quorum da raggiungere e, da qui alla prossima settimana, questa tema inondera' i media.
La Repubblica ha fatto un titolo d' apertura della prima pagina su Napolitano che vota, secondo me era come fare sulle pagine sportive un titolo su Prandelli che va allo stadio, una notizia del tutto ovvia, una non notizia.

La Marcegaglia che va a votare, la rappresentante del principale avversario ai Referendum sull' acqua e nucleare e' invece considerata da tutti una notizia marginale.

Facendo una ricerca su Google con le parole "Marcegaglia andro' a votare" ho trovato solo agenzie di stampa e la pagina Bolognese e di Parma della Repubblica. Una notizia locale ? Una notizia marginale ?
Riporto nei post successivi quello che ho scritto nel Forum Notizie dall' Italia.

marcopa
Inviato: Gio Giu 09, 2011 4:07 pm Oggetto:

Sul Sole24ore di oggi, mercoledi' 8 giugno, a pag. 9 un piccolo articolo di due colonne dal titolo

Marcegaglia "Andro' a votare "

"Come il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, anche Emma Marcegaglia "fara' il suo dovere" di elettrice: la Presidente di Confindustria ha annunciato che il 12 e 13 giugno andra' a votare per i referendum..."
l' articolo prosegue riportando le posizioni,note, di Confindustria sul nucleare,
"..una quota di nucleare sarebbe utile....comprendiamo il timore delle persone in seguito a quanto successo in Giappone...pero' decisioni cosi' importanti ...andrebbero prese con calma...quindi-ha concluso- noi siamo a favore del nucleare"

Giancarlo54
Inviato: Mer Giu 08, 2011 11:17 pm Oggetto:

La marcegaglia andrà a votare? Prendo atto, io non andrò.

marcopa
Inviato: Gio Giu 09, 2011 5:02 am Oggetto:

Finalmente qualcuno ha una qualche reazione a questa notizia che invece a me ha colpito.
Tutte le previsioni dicono che i Referendum dovrebbero essere vincenti a meno che i partecipanti al voto siano inferiori al quorum del 51%. La Confindustria e' schierata apertamente contro il Si ai quesiti sull' acqua e nucleare e cosa fa ? Non spera nell' astensione ma invita al voto ?
Io ho dato a questo una mia interpretazione.
In realta' la Confindustria spera che i Referendum abbiano il meno successo possibile. La Marcegaglia pero' si deve accreditare come persona "politicamente corretta" verso una fascia di opinione di sinistra moderata che nei prossimi mesi sara' chiamata a condividere scelte impopolari.
Quindi fa questa dichiarazione sottovoce e pochi ne parlano, non serve per invitare i cittadini al voto, serve per il futuro.
E le varie sinistre che fanno? Non ne parlano, non capiscono che potrebbe essere un buon argomento per invitare al voto una fascia di elettori moderati e benestanti che invece sono invitati all' astensione dal centrodestra.
Anche sindaci di centrodestra di piccoli paesi hanno invitato all' astensione e la Marcegaglia che vota non e' ritenuto un argomento utile per invitare al voto !
Nel mio piccolo ho cercato di fare conoscere la notizia che ho letto stamani sul Sole24ore, sul Manifesto era nell' interno di un articolo, sulla Repubblica non l' ho vista e oggi non ho fatto la mia solita overdose di informazione, ma a una occhiata veloce sui siti principali non l' ho trovata.

venerdì 3 giugno 2011

Referendum, perche' e' necessario l' impegno di tutti fino alle ore 15 del 13 giugno.

Alle ultime elezioni amministrative hanno votato per le provinciali: ai ballottaggi il 45% degli aventi diritto, al primo turno il 60% . Nelle elezioni comunali: ai ballottaggi il 60%, al primo turno il 70%.

Al referendum consultivo sul nucleare svoltosi in Sardegna nei giorni del primo turno delle amministrative ha votato il 60% degli elettori, ma molti sono andati alle urne anche per elezioni locali e nella regione sarda erano favorevoli al referendum anche le forze della maggioranza.

Probabilmente ad oggi e’ sicuro di andare a votare un numero di elettori inferiore al 50% degli aventi diritto. Un'altra grossa percentuale di elettorali si rechera’ alle urne a seconda di come saranno, e di cosa succedera’ in, quest’ ultima settimana di campagna elettorale e i tre giorni in cui si svolgeranno le operazioni di voto.

Il fronte dei favorevoli al referendum e’ molto diversificato al suo interno e qualche grande protagonista di questo fronte potrebbe usare, e gia’ usa, argomentazioni sgradite a molti potenziali elettorali con diversi orientamenti politici, culturali, sociali.

Occorre che la campagna elettorale sia indirizzata in modo preciso verso i temi dei quesiti referendari, temi tra l’ altro molto importanti,e occorre che nessuno metta il cappello alla consultazione, anche se purtroppo chi dispone di mezzi maggiori riuscira’ a influenzare il clima di questi dieci giorni in modo superiore.

E’ necessario quindi che anche le forze minoritarie dello schieramento referendario, come i gruppi e i singoli che fanno riferimento alla nonviolenza o ad un ambientalismo non organico al centro-sinistra, riescano a dare un apporto visibile alla campagna perche’ questa non sembri una campagna solo del centrosinistra e dei suoi fiancheggiatori storici, come il gruppo editoriale DeBenedetti.

Chiudo ricordando che probabilmente se ci sara’ il raggiungimento del quorum, avverra’ nella mattinata di lunedi’ e questo importantissimo risultato arrivera’ solo se ci sara’ un impegno collettivo di ambienti diversi per un obiettivo comune.

Buon lavoro a tutti.

Lybian,Ghanem,Gaddafi,Opec

Libya, North Africa, War — By AfricaTimes on June 3, 2011 11:30 am

The Libyan government said on Thursday it will send a representative to the next OPEC meeting, replacing the senior oil official who defected saying he had lost faith in the rule of Muammar Gaddafi.
Shokri Ghanem, who oversaw Libya’s oil and gas sector, is the second most senior official to quit and rebels said the defection showed that the end is nearing for Gaddafi almost four months into a rebellion against him.

But a government spokesman in Tripoli played down the significance of Ghanem’s departure.

“This is a country, a state, a government, not just one person,” Mussa Ibrahim told Reuters.

He said the government would be represented at the meeting of the Organisation of the Petroleum Exporting Countries in Vienna on June 8.

“I don’t have a name yet but we’ll have somebody,” he said.

Ghanem appeared on Wednesday at a news conference in Rome after leaving Libya over a week ago.

“I have been working in Libya for so many years believing that we can make a lot of reform from within. Unfortunately this became not possible, especially now, when we see the spilling of blood every day in Libya,” Ghanem said.

Now in its fourth month, the Libyan conflict is deadlocked, with rebels unable to break out of their strongholds and advance towards Tripoli, where Gaddafi appears to be firmly entrenched.

Rebels control the east of Libya around Benghazi, the third-biggest city Misrata, and a mountain range stretching from the town of Zintan, 150 km (95 miles) south of Tripoli, towards the western border with Tunisia.

WEARING DOWN RESISTANCE

Western governments say they believe they are wearing down Gaddafi’s ability to control Libya through a combination of diplomatic pressure and military action, although the U.S. role in the conflict in particular has been controversial at home.

The Pentagon on Thursday said approval of a resolution in the U.S. House of Representatives directing President Barack Obama to withdraw from NATO operations against Libya would send an “unhelpful message of disunity” to allies and foes alike.

Gaddafi has signalled he has no intention of stepping down. He says the rebels are armed criminals and al Qaeda militants, and has called the NATO intervention an act of colonial aggression designed to grab Libya’s plentiful oil.

A source in the rebel leadership said rebel officials were in contact with top oil companies operating in Libya, but no new contracts were being drawn up over the country’s oil operations.

Explosions were heard in central Tripoli on Thursday evening, following on from similar blasts in the early hours, when aircraft could be heard flying overhead.

Al Jazeera also reported that NATO had struck a military base held by troops loyal to Gaddafi in the eastern Libyan city of Brega, an oil port.

Libyan state television reported air strikes in the Al Jufrah district of central Libya on Thursday night.

In rebel-held eastern Libya on Wednesday, an explosion damaged a hotel used by rebels and foreigners in Benghazi, wounding one person.

Abdel Hafiz Ghoga, vice chairman of the rebel National Transitional Council in Benghazi, told Reuters the explosion was believed to have been caused by a hand grenade.

PUSHING WESTWARDS

In Misrata, rebels have driven forces loyal to Gaddafi out of the city centre and pushed westwards towards the neighbouring town of Zlitan, where they were exchanging artillery fire.

A doctor at Misrata Hospital said one rebel was killed and nine others wounded on Thursday during fighting in Dafniyah, west of Misrata.

Residents in Zlitan say pro-Gaddafi forces have been moving into the town and mounting a crackdown to prevent Gaddafi opponents from rising up and joining the rebels.

“Gaddafi has tightened security here,” a rebel spokesman in Zlitan, who identified himself as Mabrouk, said. “Most residents here support the revolutionaries but they cannot come out for fear of being killed by Gaddafi who brought criminals and provided them with all types of arms including hand grenades.”

A Libyan government official earlier said allegations that pro-Gaddafi forces had been enlisting criminals were “completely false”, saying nothing of the kind had happened in Zlitan.

In the Western Mountains, rebel spokesman Abdulrahman told Reuters that 20 to 30 Grad rockets exploded in and around Zintan on Thursday evening, fired by Gaddafi troops positioned east of the town.

He also reported battles near Arrayayna, northeast of Zintan, which he said had been going on since the rebels ambushed retreating Gaddafi forces there on Wednesday.

Rebel spokesman Khalefa Ali said a Libyan army major whose unit is deployed in Ghadamis near the Algerian border has defected and joined rebel ranks in Nalut, some 330 km north. The major, who asked not to be named, arrived there on Thursday.

Ali also said rebels in the Western Mountains had taken the city of Yafran, 100 km southwest of Tripoli and an area to the west called Wlad Atya on Thursday.

The rebels left their mountain-top positions on Wednesday to seize a power station in the village of Shakshuk, restoring electricity to the region. Power was briefly lost around midday
Fonte Reuter

Solarworld, fotovoltaico, intervista sul quarto conto energia

Qualenergia:fotovoltaico nuova normativa del maggio 2011 per 2011-2013
Oggi abbiamo intervistato Fabrizio Limani, responsabile commerciale per l' Italia di Solarworld

Limani, come andrà il mercato italiano nel 2011?

E' difficile dirlo. Nell'anno in corso c'è stato uno stravolgimento, dato dallo stop di marzo e dalla successiva pubblicazione di un nuovo conto energia. Un conto energia nel complesso buono, ma che lascia molti punti interrogativi. Io credo che il mercato andrà bene: vedo che stiamo lavorando. Però è difficile avere un' idea di cosa si riuscirà a fare in Italia quando ancora non si conoscono molti aspetti: ad esempio, non si sa cosa si intende per impianto innovativo (che nel nuovo conto energia ha diritto ad una tariffa più generosa, ndr), come sarà assegnato il premio per impianti con componenti europei e, poi, il registro per i grandi impianti non dà certezza della tariffa cui si ha diritto. Punti che stanno rallentando le decisioni di chi vorrebbe fare gli impianti.

Come incideranno le nuove tariffe sugli investimenti nei diversi tipi ridi impianti?

Il settore dei grandi impianti andrà a svanire, perché perderà di convenienza. Resterà invece quello dei piccoli e medi, che godono di tariffe più alte e sono motivati anche dell'uso della corrente prodotta e non da un puro investimento speculativo. In generale le tariffe potrebbero anche andare bene, anche se la corsa al ribasso è forse troppo veloce: con le riduzioni mensili non si sa di mese in mese cosa succede e questo genera instabilità dei prezzi. In questo periodo non sappiamo più quale sia il giusto prezzo del momento, se si sta comprando bene o se si sta comprando male.

Che impatto avrà sull'industria e sui prezzi la tariffa maggiorata del 10% per gli impianti con almeno il 60% dei componenti fatti in Europa?

Il premio potrà influire sui prezzi perché i produttori extra europei avranno una fortissima a ridurli. Ma credo sia una cosa positiva. Visto che in Cina le aziende ricevono da sempre un forte sostegno pubblico, finalmente qualcuno in Europa ha deciso di sostenere le imprese europee, ha cioè riequilibrato la situazione.

Voi come azienda avete cambiato strategia come conseguenza del nuovo regime incentivante?

In generale non abbiamo cambiato strategia: il mercato italiano resterà molto importante per noi. Anzi, con il premio sui prodotti made in Europe, premeremo ancora di più l'accelaratore, visto che siamo un'azienda europea, che produce in Germania. Appena ci saranno le regole tecniche poi punteremo su prodotti in grado di ricevere i premi per l'integrazione e l'innovazione. Prodotti che abbiamo già ma che in caso adegueremo a seconda di come saranno scritte le regole tecniche.

Giulio Meneghello
03 giugno 2011

Fonte www.qualenergia.it

giovedì 2 giugno 2011

Intervista ad Enerpoint, fotovoltaico,quarto conto energia e mercato 2011-2012

Quarto conto energia e mercato. Intervista a Viscontini di Enerpoint
Cosa pensa l'industria del fotovoltaico italiano del quarto conto energia?


Cosa pensa l'industria del fotovoltaico italiano del quarto conto energia? Qualenergia.it sta chiedendo ai dirigenti di alcune delle principali aziende come vedono il futuro del settore e del loro business dopo l'approvazione. Trovate tutte le interviste sul nuovo conto energia alle aziende del fotovoltaico raccolte, assieme a molti altri contenuti, nel nostro “Speciale quarto conto energia fotovoltaico”.

Oggi è il turno di Paolo Rocco Viscontini, Presidente e AD di Enerpoint, azienda che dal 2001 vende moduli e inverter.


Viscontini, quanto crescerà il mercato italiano del fotovoltaico nel corso del 2011 dopo l'approvazione del quarto conto energia?

L’installato 2011 sarà certamente inferiore a quello del 2010. Stimo che nel primo semestre si sia installato circa 1 GWp. Nel secondo semestre mi aspetto tra 1.500 e 2.000 MWp, ma soprattutto se si farà chiarezza sul premio del 10% in tariffa per gli impianti il cui valore è riconducibile per almeno il 60% a prodotti europei, la cui incertezza nell’interpretazione sta gravemente danneggiando la ripartenza del mercato. Una norma inserita per favorire l’industria nazionale alla fine sta danneggiando tutto il mercato (senza distinzioni di origine…).

Che impatto può avere questo premio per i prodotti europei?

Come accennavo prima il premio per i prodotti europei deve necessariamente essere chiarito. Se passa l’interpretazione richiesta da alcuni costruttori italiani (origine europea assegnata sulla base del sito in cui avviene l’ultima trasformazione), il premio verrà in pratica dato alla stragrande maggioranza dei produttori mondiali, visto che i principali produttori di moduli hanno già stabilimenti di assemblaggio in Europa (principalmente nell’Est Europa) e chi non li ha ancora provvederà ad averli nel giro di pochi mesi. In sostanza significa alzare del 10% le tariffe per quasi tutti. Non vedo il vantaggio per gli italiani. Se invece passerà l’interpretazione per cui la cella risulta discriminante per l’assegnazione dell’origine europea, almeno si premierà chi ha investito di più, tra l’altro nella produzione del componente più high-tech presente nel modulo. D’altronde a mio avviso un premio deve essere dato a chi si distingue. I costruttori italiani devono chiedere contributi diretti per le loro aziende, per fronteggiare la concorrenza extraeuropea sullo stesso campo, vale a dire il fronte finanziario, sotto forma di contributi a fondo perduto e finanziamenti molto agevolati. Usciamo dalla strenua lotta per il nuovo conto energia con la consapevolezza di aver conquistato un ruolo prima impensabile agli occhi dei responsabili politici. Il terreno era fertile per chiedere aiuti significativi per supportare un settore strategico per il Paese, ma temo che l’inserimento del premio in tariffa ora renda difficile l’ottenimento di aiuti più mirati e, per me, più efficaci. Una segnalazione importante: diversi costruttori e rivenditori promuovono i loro moduli come “europei” e quindi tali da garantire l’assegnazione del premio. Ritengo si tratti di pubblicità che potrebbe essere tranquillamente definita ingannevole, perché oggettivamente si sta ancora attendendo l’interpretazione della norma da parte del GSE. E’ un comportamento superficiale e scorretto.

Quali tipologie di impianto saranno favorite con il nuovo conto energia?

Il nuovo conto energia segna un chiaro indirizzo: promozione per gli impianti fotovoltaici sui tetti e limitazioni per quelli a terra. Bene l’assenza di cap per gli impianti a tetto fino al MWp di potenza installata. Male, ma necessario, il registro per gli impianti a terra oltre i 200 kWp.

La vostra azienda ha deciso di rivedere la sua strategia come conseguenza delle novità introdotte? Se sì, come?

In tutta onestà immaginavo che le grandi installazioni avrebbero subito dei problemi e quindi ci stavamo già orientando agli edifici, ambito in cui abbiamo comunque un’esperienza decennale e che tra l’altro risponde al meglio alla natura distribuita della generazione da fotovoltaico. La nostra esperienza si traduce in maggiori servizi ai nostri clienti installatori (ricordo che Enerpoint è distributore di componenti per impianti fotovoltaici a oltre 1000 installatori, che sono per noi clienti continuativi) e in iniziative di sviluppo impianti di grande dimensione per clienti investitori. Confermiamo infine lo sviluppo all’estero: siamo già presenti, con soddisfazione, in Germania e in Israele, e programmiamo almeno due ulteriori aperture entro la fine dell’anno.

Redazione Qualenergia.it
01 giugno 2011
Fonte www.qualenergia.it