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martedì 15 febbraio 2011

Petrolio Brent 18$ (20%) piu' alto del WTI, chi ci spiega i motivi ?

Petrolio Brent 18 $ (20%) piu' alto del WTI,chi ci spiega perche' ?


Il 15 febbraio alle 12,15 il Brent era 103,72$/b,il WTI 85,33$/b. L' ultima spiegazione data a questa differenza e' sul Sole24ore di oggi, che scrive di acquisti alti dalla Cina (che evidentemente sono piu' influenti su questo mercato) e tensioni in Medio Oriente (che dovrebbero pero' influire anche sul WTI che invece sta scendendo).
Quando e' iniziata la divaricazione tra i due mercati, quello europeo (Brent)e quello americano (WTI) la prima spiegazione e' stata l'incidente all' oleodotto Bp in Alaska che avrebbe interotto le forniture di greggio simile al Brent. Ma l' oleodotto e' stato riparato da tempo, alcune settimane, e la forbice invece aumenta sempre. Quindi evidentemente non era questo un motivo valido.
Altra tesi: le scorte USA abbondanti mentre il Brent viene venduto alla Cina che sta incrementando di molto gli acquisti. Gli incrementi cinesi sono veri, la stagnazione Usa non e' superiore alla stagnazione europea, ma se davvero il greggio destinato alla Cina viene da questo mercato questa potrebbe essere una delle cause della forbice.
Altro che viene detto: il Brent non include (o include) la consegna fisica e
le rivolte popolari arabe, che mettono in fibrillazione il Medio Oriente. Eventuali problemi nella produzione e trasporto in questa cruciale zona del mondo avrebbero ripercussioni piu' sul mercato europeo che in quello statunitense. Argomentazione non molto convincente perche' dal Medio Oriente viene almeno il 33% del greggio mondiale, ci sono il 60% dei giacimenti dichiarati, quindi eventuali problemi avrebbero ripercussioni su tutto il mercato del petrolio, compreso quello statunitense. Mentre ripeto il WTI e' sceso da un prezzo di 90$/b,raggiunto a inizio rivolta egiziana, a 85$/b di oggi
Nessuna ipotizza come una possibile causa il declino della produzione del greggio nel Mar del Nord Europa, greggio che dovrebbe essere la principale fonte di questo mercato. In questa zona il picco produttivo e' stato gia' superato e il declino e' piu' rapido del previsto.
Questo e' quel poco (molto poco) che si dice per spiegare un fenomeno (la forbice crescente tra Brent e Wti) che sta diventando rilevante (molto). Credo che le dimensioni di questa differenza meriterebbero una attenzione maggiore di analisti e osservatori

Marco Palombo

giovedì 10 febbraio 2011

Il petrolio Brent (mercato europeo)ormai 15 dollari piu' costoso del WTI

Questo l' ultimo aggiornamento delle agenzie sul prezzo del petrolio il 10 febbraio alle 10.00. La forbice tra Brent e WTI e' arrivata a quasi 15 dollari. Questa differenza e' ormai stabile e occorre capire i motivi ma soprattutto le conseguenze. Ricord che il Brent e' il prezzo del mercato europeo ed e' riferito al greggio estratto nei mari del NordEuropa. I giacimenti hanno in questa zona del mondo gia' raggiunto il loro picco e la produzione sta declinando in misura rilevante.Il fenomeno e' da seguire e capire ma e' sicuramente un segno che l' offerta ormai quasi uguale alla domanda, i margini di aumento di produzione sono ormai di piccole dimensioni e non rimarranno per molto tempo senza cambiamenti decisi nel consumo del greggio.

"I future sul Light crude rimbalzano sopra 87 dollari e quelli sul Brent oltre 102 dollari. Sui mercati asiatici il Light crude sale di 14 cent a 86,85 dollari, dopo aver toccato un massimo di 87,07 dollari e il Brent avanza di 1 cent a 101,82 dollari, dopo aver raggiunto un top di 102,10 dollari. A far rialzare il petrolio sono le persistenti preoccupazioni per la situazione in Egitto ."

venerdì 4 febbraio 2011

Brent stacca in salita WTI

di Terenzio Longobardi

Chi segue l’andamento dei prezzi petroliferi si sarà accorto che da qualche mese i futures trattati sul mercato di Londra (Brent) hanno superato i cento dollari al barile e superato in salita quelli trattati sul mercato di New York (WTI), oggi di poco superiori ai 90 dollari al barile.

In questo articolo sul Sole 24 Ore, Andrea Franceschi si esercita in un’analisi del fenomeno che tira in ballo vari fattori, tra cui l’immancabile speculazione. Ma i giornalisti economici italiani assomigliano molto a degli struzzi australiani e preferiscono spesso nascondere la testa nella sabbia, trascurando l’aspetto fisico del problema e cioè il rapido esaurimento del petrolio di riferimento per il Brent, cioè quello prodotto dai giacimenti del Mare del Nord.

Il picco di questo petrolio c’è stato intorno al 2000 e negli ultimi anni il calo ha assunto proporzioni impressionanti. Nel grafico allegato, estratto da The Oil Drum, è possibile osservare il crollo della produzione negli ultimi due anni: Il Mare del Nord, che comprende “United Kingdom Offshore, Norway, Denmark, Netherlands Offshore, and Germany Offshore” ha perso il 20% della sua produzione in 24 mesi. La produzione è diminuita di 600.000 barili al giorno in questo periodo.”

Da rozzo conoscitore della teoria economica, quale io sono, mi viene da pensare che forse un calo dell’offerta così consistente, qualche influenza sui prezzi dovrebbe averla.
E infatti, leggiamo su Wall Street Italia, “c'e' chi, come Chris Cook, ex International Petroleum Exchange, presta attenzione all'andamento della produzione nel Mare del Nord, calata a doppia cifra in 4 anni. Nuove licenze di esplorazione verranno continuamente avanzate nel Mare del Nord cosi' come nuove scoperte verranno fatte ma in generale, ha concluso Cook, niente puo' cambiare rotta al calo della produzione.”

Morale della favola economica: la dinamica della domanda e dell’offerta è “fondamentale” nella definizione dei prezzi e non posso concludere il commento senza rammentare un articolo su questo blog che pone bene in evidenza la stretta correlazione tra andamento delle quotazioni petrolifere e della produzione economica (PIL). Ciò ci fa ulteriormente riflettere sul fatto che l’avanzare dell’attuale ripresa economica globale sarà accompagnata inevitabilmente da una continua crescita dei prezzi del barile che, oltre un certo livello, innescherà una nuova spirale recessiva.

Fonte www.aspoitalia.it