Treno radioattivo Italia-Francia: cariche della polizia in Val di Susa
Il fantasma delle scorie si aggira per l’Europa
Umberto Mazzantini
LIVORNO. La Rete nazionale antinucleare (Rna) denuncia sulla sua pagina di Facebook: «Treno radioattivo: questa notte al presidio di Chiusa san Michele ore 3,50. Violenta repressione delle forze dell'ordine sui manifestanti. Violenta e inaudita carica e caccia all'uomo a Chiusa San Michele ore 3,50....30 persone a presidiare sul marciapiede il passaggio del treno radioattivo..poi partono le cariche, violente inaudite, pestaggi di gente già fermata, poi perquisizioni corporali, insulti, foto....questo il bilancio del presidio per il treno ...radioattivo, presidio che non intendeva bloccare ma richiamare l'attenzione sul passaggio delle scorie radioattive per il Piemonte in zone densamente popolate come la valle di Susa» e annuncia «In mattinata arriveranno altre informazioni e foto». Ed eccole con più particolari:
Ore 3:40: Sono state alzate le sbarre del pasaggio a livelo, ma nessun treno in vista. In questo momento i manifestanti, che si trovano sui marciapiedi davanti ai binari vengono caricati dalla polizia (circa 200 rappresentanti delle forze dell'ordine sono presenti), spinti indietro a manganellate fino alla statale e bloccati contro un muro.
Ore 4.10: I manifestanti si ritrovano divisi in due gruppi, vengono circondati e spinti dietro la stazione. Viene intimato loro di sdraiarsi a terra a colpi di manganellate. Sono chiesti i documenti a tutti, partono gli insulti della polizia ai manifestanti, si sentono urla, poi sono messi in fila contro un muro e fotografati. Seguono perquisizioni corporali con minacce di fermo in caso di rifiuto.
Ore 4.30: I manifestanti sono stati trattenuti fino alle 6.30 in piedi e al freddo, con interdizione di comunicare tra loro.
A quest'ora non ci sono altre informazioni sul treno, nemmeno dalla Francia. Ricordiamo che il treno non è stato bloccato dai manifestanti come viene riportato nella stampa, ma dalle forze dell'ordine.
Rna e "Sortir du nucléaire" avevano rivelato che ieri sarebbe partito dall'Italia un convoglio carico di scorie nucleari che oggi transiterà anche sui binari Rer, la rete di trasporti che serve Parigi e periferia, il treno dei pendolari dell'hinterland di Parigi.
Si tratta di 13 tonnellate di combustibili esausti, scorie altamente radioattive, di Garigliano, la centrale nucleare da 150 MW chiusa definitivamente nel 1982, 5 anni prima del referendum che mise fine a quel nucleare che oggi si vorrebbe far rinascere in Italia. 31 anni più tardi il fantasma atomico di Garigliano percorre con le sue scorie l'Europa, in una sorta di gioco dell'oca nucleare, alla ricerca di impossibili soluzioni.
Il treno nucleare è partito intorno alle 2 di stanotte da Vercelli per Torino da dove si è diretto verso Colegno, preceduto di 10 minuti da un altro treno che "apre la via". Gli attivisti lo aspettavano vicino alla frontiera italo-francese. Le Donne No Tav il 6 febbraio avevano indetto un presidio alla stazione di Condove Chiusa San Michele a partire dalle 24,00. «L'obbiettivo è non lasciar passare in silenzio questo ennesimo trasporto di materiale pericolosissimo senza opportune misure di sicurezza ( ricordiamo che il protocollo di legge prevede che la popolazione venga avvisata per tempo e venga predisposto un piano di sicurezza ) Sembra poi che sta volta si tratti di un trasporto di scorie liquide ancor più pericolose delle barre solide di uranio. Ci troviamo lì e poi ci confrontiamo insieme sulle possibilità e le intenzioni praticabili nella notte. L'invito è di portare bevande calde legna per il fuoco calze di lana e spirito di resistenza Chi non potesse rimanere lì dalle 24,00 alle 5,00 (ora presumibile del passaggio del treno) può anche arrivare alle 3 del mattino per rinforzare la presenza dei primi arrivati. Speriamo che sia un primo momento che serva a richiamare l'attenzione su un problema, il nucleare, per nulla risolto, anzi. Facciamoli muovere stanotte i nostri amici per ricordargli sempre che qui .. Sarà dura...». Probabilmente le Donne No Tav non si aspettavano i manganelli e le cariche .
«Mentre i ministri francesi ed italiani dell'energia tentano con tutti i mezzi di integrare l'energia nucleare fra gli obiettivi dell'Unione Europea spacciandola per energia pulita - dicono le due reti no-nuke - il passaggio di un convoglio di rifiuti radioattivi dall'Italia alla Francia si prepara in segreto. Tre giorni dopo il passaggio di un convoglio di rifiuti radioattivi belgi, le popolazioni europee sono di nuovo esposte al rischio nucleare a causa di Areva ed i loro governi.
Ieri un treno che trasporta un container di combustibile nucleare italiano esaurito altamente radioattivo, prodotto dal vecchio reattore del Garigliano, ha lasciato il sito di stoccaggio di Avogadro, in Piemonte, per raggiungere il terminal ferroviario di Valognes (Manche), in Francia. Il percorso delle scorie del vecchio nucleare italiano attraversa il Piemonte e in Francia Savoie, Ain, Saône-et-Loire, Côte-d'Or, Yonne, Seine-et-Marne, Essone, Val-de-Marne, Yvelines, Eure, Calvados e la Manche. il Calvados e la Manche. Nella région parisienne le scorie italiane percorreranno la Rer per poi essere scaricate su camion e raggiungere l'impianto di Aeva di La Hague per essere "trattate". Ma non è finita: in una data ancora sconosciuta ripartiranno per l'Italia, dove non esiste alcun impianto definitivo per accoglierle.
La stessa Autorité de sureté nucléaire franxcese (Asn) il 18 novembre 2007 esprimeva serie riserve sulla legalità di questo tipo di trasporto radioattivo: «In occasione del primo trasporto di combustibili usati italiani verso l'impianto di La Hague in vista del loro trattamento, l'Asn ricorda pubblicamente le sue riserve sull'accordo intergovernativo che inquadra questa operazione. (...) L'Asn considera che I tempi in questo accordo, che prevedono la ricezione dei combustibili tra il 2007 e il 2015 e il ritorno in Italia dei rifiuti prodotti dal ritrattamento tra il 2020 e il 2025, non siano tecnicamente giustificati».
"Sortir du nucléaire" sostiene che «Non solo il trattamento presso l'impianto di La Hague non diminuisce la radioattività delle scorie ma aumenta il loro volume. Dunque questo trasporto di scorie molto radioattive è insensato: espone le popolazioni, solo per fare funzionare l'impianto Areva a La Hague. Mentre il governo italiano vuole rilanciare il nucleare, contro la volontà della maggioranza della popolazione, che ha voluto abbandonare il nucleare grazie al referendum del 1987, le autorità italiane mandano questi rifiuti estremamente radioattivi lontano dal loro territorio, sperando così ritardare e mascherare il problema dell'impossibile gestione delle scorie nucleari».
Rna in un comunicato emesso prima degli scontri con la polizia di questa notte scriveva: «Ci associamo alla Rete "Sortir du nucléaire" per denunciare questo episodio doppiamente vergognoso, perché presenta dei rischi ambientali e pericoli per la popolazione e perché il tutto è stato omertosamente tenuto sotto silenzio da tutti i responsabili e da quanti ne erano conoscenza. La Rete "Sortir du nucléaire" e la Rete Nazionale Antinucleare fanno appello per una mobilitazione lungo il tragitto e ricordano che il nucleare non è né pulito né sicuro. Non esiste nessuna soluzione per gestire i rifiuti nucleari e la Francia non è la pattumiera nucleare dell'Europa! Una sola soluzione: smettere di produrne e soprattutto non rilanciare la "macchina"!».
Fonte www.greenreport.it
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martedì 8 febbraio 2011
venerdì 21 gennaio 2011
La prima centrale atomica giordana sara' costruita in zona sismica ?
LIVORNO. Secondo fonti del governo della Giordania, sarebbe a buon punto l'accordo con gli Stati Uniti per la fornitura di 4 reattori nucleari al piccolo regno hascemita, che si getterebbe nell'avventura nucleare proprio come hanno già fatto da tempo i suoi vicini israeliani e stanno facendo o tentano di fare gli altri Stati arabi, dalla Siria, agli Emirati del golfo.
I colloqui con gli americani, che avrebbero quindi avuto la meglio sulla sfilza di pretendenti che andava dai francesi ai canadesi, passando per coreani e giapponesi, riguarda anche aspetti come l'arricchimento dell'uranio, la localizzazione della centrale nucleare e gli impatti ambientali.
Un rapporto del Congresso statunitense sottolinea però che «Ci sono ancora una serie di ostacoli da chiarire prima che la Giordania possa iniziare la costruzione su larga scala di un qualsiasi reattore, compresa la determinazione della sua localizzazione, il suo costo e che ruolo, nel caso, gli Stati Uniti possono giocare nel fornire assistenza tecnica».
Il Middle East Newsline rivela che un rapporto dell'analista Jeremy Sharp per il Congressional Research Service (Crs), ha identificato diversi punti preoccupanti per Washington, tra i quali un problema non da poco: l'area costiera della Giordania, lo stretto corridoio di Aqaba, sarebbe troppo piccola per poter ospitare la struttura della centrale nucleare, quindi dovrebbe esere realizzata all'interno. Ma non è finita: ci sarebbero grossi problemi anche per la realizzazione delle gigantesche tubazioni necessarie per pompare l'acqua dal Mar Rosso e soprattutto per i terremoti nelle vicinanze del Mar Morto.
Gli israeliani, che di nucleare, sia pacifico che militare, se ne intendono, hanno messo in guardia gli americani ed i giordani sui pericoli derivanti dalla costruzione di un reattore vicino al Dead Sea Rift, un'area soggetta a forti terremoti e li hanno avvertiti che un sisma potrebbe produrre un massiccio fallout radioattivo che potrebbero mettere in pericolo il suo porto meridionale di Eilat.
La Giordania prima o poi dovrà togliere i piedi dalle troppe scarpe nucleari in cui li ha infilati: fino ad oggi ha firmato accordi nucleari con Gran Bretagna, Francia, Russia ed Usa e 4 multinazionali atomiche sono in competizione per l'appalto per costruire il primo reattore nucleare: la sudcoreana Korea Electric Power, l'immancabile francese Areva, la canadese Atomic Energy e la russa Atomstroyexport.
La Giordania insiste con gli americani sul suo diritto di arricchire l'uranio come parte del suo programma nucleare (proprio come stanno facendo gli iraniani ad Istambul nell'incontro con il G5+1), ma Washington non gradisce e minaccia di tagliare i finanziamenti al nucleare giordano.
Nel rapporto del Crs "Jordan: Background and U.S. Relations" si legge che «Riguardo a questo, l'amministrazione Obama ha continuato l'approccio dell'amministrazione Bush per cercare di limitare l'adozione della tecnologia di arricchimento dell'uranio tra gli altri Paesi al fine di limitare la potenziale diffusione di competenze o materiali che potrebbero essere utilizzate per costruire armi nucleari. Dall'altra parte, il governo Giordano insiste nel dire di avere il diritto di arricchire le sue risorse inerne di uranio ed i funzionari si sono impegnati a spedire all'estero l'uranio dei loro giaciomenti per la trasformazione in combustibile nucleare».
L'amministrazione Obama sta insistendo perché la Giordania firmi il cosiddetto accordo 123 (sottoscritto a fine 2010 anche dalla Russia) che vieterebbe l'arricchimento dell'uranio al regno hascemita. Gli Emirati Arabi Uniti, che si preparano a farsi costruire i reattori nucleari dai sudcoreani, hanno già dato il loro consenso all'accordo 123, mentre la povera Giordania, ritagliata nel deserto tra Israele, la Palestina semilibera e occupata, la Siria, l'Iraq sciita e l'Arabia Saudita, sta cercando di strappare un compromesso che sa di assicurazione sulla vita.
Un anonimo funzionario giordano ha detto al World Tribune: «Anche se c'è una maggiore comprensione del nostro punto di vista, il divario resta ampio, ma le trattative sono in corso. Abbiamo ancora un lungo cammino davanti a noi prima di raggiungere un accordo».
Ma gli americani sanno benissimo una cosa: senza il loro consenso nessuno potrà costruire una centrale nucleare in Giordani
Fonte www.greenreport.it
I colloqui con gli americani, che avrebbero quindi avuto la meglio sulla sfilza di pretendenti che andava dai francesi ai canadesi, passando per coreani e giapponesi, riguarda anche aspetti come l'arricchimento dell'uranio, la localizzazione della centrale nucleare e gli impatti ambientali.
Un rapporto del Congresso statunitense sottolinea però che «Ci sono ancora una serie di ostacoli da chiarire prima che la Giordania possa iniziare la costruzione su larga scala di un qualsiasi reattore, compresa la determinazione della sua localizzazione, il suo costo e che ruolo, nel caso, gli Stati Uniti possono giocare nel fornire assistenza tecnica».
Il Middle East Newsline rivela che un rapporto dell'analista Jeremy Sharp per il Congressional Research Service (Crs), ha identificato diversi punti preoccupanti per Washington, tra i quali un problema non da poco: l'area costiera della Giordania, lo stretto corridoio di Aqaba, sarebbe troppo piccola per poter ospitare la struttura della centrale nucleare, quindi dovrebbe esere realizzata all'interno. Ma non è finita: ci sarebbero grossi problemi anche per la realizzazione delle gigantesche tubazioni necessarie per pompare l'acqua dal Mar Rosso e soprattutto per i terremoti nelle vicinanze del Mar Morto.
Gli israeliani, che di nucleare, sia pacifico che militare, se ne intendono, hanno messo in guardia gli americani ed i giordani sui pericoli derivanti dalla costruzione di un reattore vicino al Dead Sea Rift, un'area soggetta a forti terremoti e li hanno avvertiti che un sisma potrebbe produrre un massiccio fallout radioattivo che potrebbero mettere in pericolo il suo porto meridionale di Eilat.
La Giordania prima o poi dovrà togliere i piedi dalle troppe scarpe nucleari in cui li ha infilati: fino ad oggi ha firmato accordi nucleari con Gran Bretagna, Francia, Russia ed Usa e 4 multinazionali atomiche sono in competizione per l'appalto per costruire il primo reattore nucleare: la sudcoreana Korea Electric Power, l'immancabile francese Areva, la canadese Atomic Energy e la russa Atomstroyexport.
La Giordania insiste con gli americani sul suo diritto di arricchire l'uranio come parte del suo programma nucleare (proprio come stanno facendo gli iraniani ad Istambul nell'incontro con il G5+1), ma Washington non gradisce e minaccia di tagliare i finanziamenti al nucleare giordano.
Nel rapporto del Crs "Jordan: Background and U.S. Relations" si legge che «Riguardo a questo, l'amministrazione Obama ha continuato l'approccio dell'amministrazione Bush per cercare di limitare l'adozione della tecnologia di arricchimento dell'uranio tra gli altri Paesi al fine di limitare la potenziale diffusione di competenze o materiali che potrebbero essere utilizzate per costruire armi nucleari. Dall'altra parte, il governo Giordano insiste nel dire di avere il diritto di arricchire le sue risorse inerne di uranio ed i funzionari si sono impegnati a spedire all'estero l'uranio dei loro giaciomenti per la trasformazione in combustibile nucleare».
L'amministrazione Obama sta insistendo perché la Giordania firmi il cosiddetto accordo 123 (sottoscritto a fine 2010 anche dalla Russia) che vieterebbe l'arricchimento dell'uranio al regno hascemita. Gli Emirati Arabi Uniti, che si preparano a farsi costruire i reattori nucleari dai sudcoreani, hanno già dato il loro consenso all'accordo 123, mentre la povera Giordania, ritagliata nel deserto tra Israele, la Palestina semilibera e occupata, la Siria, l'Iraq sciita e l'Arabia Saudita, sta cercando di strappare un compromesso che sa di assicurazione sulla vita.
Un anonimo funzionario giordano ha detto al World Tribune: «Anche se c'è una maggiore comprensione del nostro punto di vista, il divario resta ampio, ma le trattative sono in corso. Abbiamo ancora un lungo cammino davanti a noi prima di raggiungere un accordo».
Ma gli americani sanno benissimo una cosa: senza il loro consenso nessuno potrà costruire una centrale nucleare in Giordani
Fonte www.greenreport.it
venerdì 14 gennaio 2011
Referendum a primavera per abrogare la legge che reintroduce il nucleare in Italia.
La Corte Costituzionale ha ammesso 4 referendum tra cui li referendum contro il ritorno del nucleare nel nostro paese. Il referendum promosso dal partito L' Italia dei Valori si terra' entro il 15 giugno 2011. La Lobby nuclearista ha iniziato da tempo una campagna a favore della costruzione di nuove centrali con spot televisivi e pubblicita' sui altri media, campagna chiaramente di parte ma presentata in modo da poter sembrare ad un pubblico distratto come imparziale. Ma ora che il referendun sul tema e' ufficialmente ammesso dalla Corte Costituzionale la commissione parlamentare di vigilanza, il Consiglio di amministrazione della Rai, l' Autorita' delle Comunicazioni devono far rispettare la parita' di condizioni. Il 21 dicembre 2010 e' stata depositata alla Camera dei Deputati una legge di iniziativa popolare con 110.000 firme sulle energie rinnovabili e il comitato promotore di questa iniziativa che si riunira' il 22 gennaio affrontera' anche l'argomento del prossimo referendum sul ritorno dell' energia nucleare. Alfiero Grandi, Presidente del comitato Si alle rinnovabili No al nucleare, scrive oggi in un articolo su Il Manifesto che
" Lo scopo della proposta di legge e' fare emergere non solo un secco no al nucleare perche' costa un mare di quattrini, perche' e' pericoloso come dimostrano l' ultimo incidente in Niger e la ricerca tedesca sull' aumento della leucemia nei bambini in rapporto alla vicinanza alle centrali. Lo scopo della legge e' anche di rendere chiaro che del nucleare non c'e' bisogno e che anzi investire risorse in questa direzione porterebbe non solo a buttare soldi, ma a toglierle alle energie da fonti rinnovabili, come ha ricordato il documento firmato da 200 imprenditori italiani a prima firma Pistorio. Non ci sono risorse per il nucleare e per le rinnovabili, bisogna scegliere tra due alternative......L' Italia ha le condizioni e l' interesse a fare una scelta di campo netta contro il nucleare e per le rinnovabili e il referendum puo' essere il punto di svolta. A condizione che si superino rapidamente ripicche e solitudini e che si faccia una alleanza con il comitato per l' acqua bene pubblico....facciamolo e facciamolo presto."
" Lo scopo della proposta di legge e' fare emergere non solo un secco no al nucleare perche' costa un mare di quattrini, perche' e' pericoloso come dimostrano l' ultimo incidente in Niger e la ricerca tedesca sull' aumento della leucemia nei bambini in rapporto alla vicinanza alle centrali. Lo scopo della legge e' anche di rendere chiaro che del nucleare non c'e' bisogno e che anzi investire risorse in questa direzione porterebbe non solo a buttare soldi, ma a toglierle alle energie da fonti rinnovabili, come ha ricordato il documento firmato da 200 imprenditori italiani a prima firma Pistorio. Non ci sono risorse per il nucleare e per le rinnovabili, bisogna scegliere tra due alternative......L' Italia ha le condizioni e l' interesse a fare una scelta di campo netta contro il nucleare e per le rinnovabili e il referendum puo' essere il punto di svolta. A condizione che si superino rapidamente ripicche e solitudini e che si faccia una alleanza con il comitato per l' acqua bene pubblico....facciamolo e facciamolo presto."
lunedì 23 agosto 2010
Senza finanziamenti pubblici il nucleare USA non regge
l' articolo puo' essere letto integralmente su http://myspace.com/energiaoggiedomani
Fonte www.greenreport.it
LIVORNO. Platts, il sito internet di informazioni sui mercati energetici e dei metalli della McGraw-Hill Companies, scrive che secondo Standard & Poor's (S&P) «Il nuovo sviluppo nucleare degli Stati Uniti dipende da sostegni federali come prestiti di garanzia (loan guarantees), tanto più che i prezzi del gas naturale restano depressi».
Il 16 agosto S & P ha pubblicato una serie di rapporti sull'industria nucleare statunitense e mondiale e secondo Swami Venkataraman e Aneesh Prabhu, due analisti dalla S&P «Le loan guarantees federali, con le quali governo sostiene il finanziamento della maggior parte di un nuovo progetto nucleare , migliorano "significativamente" le economie della costruzione del reattore».
Sul mercato la costruzione di una centrale nucleare costa 6.500 dollari/ kW e non sarebbe competitiva con una centrale a gas senza le garanzie di prestito federali. «I bassi prezzi del gas naturale rappresentano un enigma per gli operatori del mercato nucleare - dicono gli analisti di S & P - I contratti a lungo termine di acquisto di energia da parte degli operatori di mercato nucleari possono essere necessariamente difficile da ottenere a causa dei dei prezzi del gas naturale a livello di $ 5/MMBtu» Un MMBtu a un milione di British thermal unit (Btu) che definisce la quantità di calore richiesta per aumentare la temperatura di 1 pound (0.454 kg) di acqua liquida di 1° F (0.556° C) alla pressione costante di un'atmosfera.
Fonte www.greenreport.it
LIVORNO. Platts, il sito internet di informazioni sui mercati energetici e dei metalli della McGraw-Hill Companies, scrive che secondo Standard & Poor's (S&P) «Il nuovo sviluppo nucleare degli Stati Uniti dipende da sostegni federali come prestiti di garanzia (loan guarantees), tanto più che i prezzi del gas naturale restano depressi».
Il 16 agosto S & P ha pubblicato una serie di rapporti sull'industria nucleare statunitense e mondiale e secondo Swami Venkataraman e Aneesh Prabhu, due analisti dalla S&P «Le loan guarantees federali, con le quali governo sostiene il finanziamento della maggior parte di un nuovo progetto nucleare , migliorano "significativamente" le economie della costruzione del reattore».
Sul mercato la costruzione di una centrale nucleare costa 6.500 dollari/ kW e non sarebbe competitiva con una centrale a gas senza le garanzie di prestito federali. «I bassi prezzi del gas naturale rappresentano un enigma per gli operatori del mercato nucleare - dicono gli analisti di S & P - I contratti a lungo termine di acquisto di energia da parte degli operatori di mercato nucleari possono essere necessariamente difficile da ottenere a causa dei dei prezzi del gas naturale a livello di $ 5/MMBtu» Un MMBtu a un milione di British thermal unit (Btu) che definisce la quantità di calore richiesta per aumentare la temperatura di 1 pound (0.454 kg) di acqua liquida di 1° F (0.556° C) alla pressione costante di un'atmosfera.
giovedì 19 agosto 2010
La lobby nucleare tedesca: niente tasse o chiudiamo centrali
LIVORNO. Le grandi imprese energetiche tedesche hanno fatto irruzione come un branco di elefanti nel già acceso dibattito sul prolungamento della vita della centrali nucleari e hanno minacciato di chiudere gli impianti se il governo nero-giallo (Cdu/Csu Liberali) introdurrà la Brennelementesteuer, una tassa sulle barre di combustibile.
I capi di direttori generali delle quattro giganti dell'energia hanno iniettato ulteriori polemiche in un dibattito già caldo per estendere la durata di vita della Germania il 17 centrali nucleari, minacciando di chiudere impianti, se Berlino va avanti con i piani per una tassa sul carburante nucleare.
In un'intervista collettiva a Der Spiegel, i capi di E.On, Rwe, EnBw e Vattenfall hanno annunciato che se il governo di Angela Merkel approverà il progetto di legge sulla Brennelementesteuer attualmente all'esame del Parlamento, staccheranno immediatamente la spina all'energia nucleare. Poi, dopo aver magnificato la necessità ineluttabile del nucleare e la sua sicurezza ed economicità (!) hanno chiesto che la durata di vita dei reattori nucleari si prolungata al minimo di 15 anni.
E' più che evidente il tentativo di esercitare la massima pressione, fino al ricatto, sul "Ape Maia"amico della Merkel, che entro settembre dovrebbe rendere noto il nuovo piano globale per l'energia tedesca, ma prima il governo di centro-destra dovrà passare sotto le forche caudine della tassa sul nucleare, che arriverà in Parlamento il primo settembre e che dovrebbe fruttare almeno 2,3 miliardi di euro.
Il testo integrale dell' articolo si puo' leggere su
http://myspace.com/energiaoggiedomani
Fonte www.greenreport.it
I capi di direttori generali delle quattro giganti dell'energia hanno iniettato ulteriori polemiche in un dibattito già caldo per estendere la durata di vita della Germania il 17 centrali nucleari, minacciando di chiudere impianti, se Berlino va avanti con i piani per una tassa sul carburante nucleare.
In un'intervista collettiva a Der Spiegel, i capi di E.On, Rwe, EnBw e Vattenfall hanno annunciato che se il governo di Angela Merkel approverà il progetto di legge sulla Brennelementesteuer attualmente all'esame del Parlamento, staccheranno immediatamente la spina all'energia nucleare. Poi, dopo aver magnificato la necessità ineluttabile del nucleare e la sua sicurezza ed economicità (!) hanno chiesto che la durata di vita dei reattori nucleari si prolungata al minimo di 15 anni.
E' più che evidente il tentativo di esercitare la massima pressione, fino al ricatto, sul "Ape Maia"amico della Merkel, che entro settembre dovrebbe rendere noto il nuovo piano globale per l'energia tedesca, ma prima il governo di centro-destra dovrà passare sotto le forche caudine della tassa sul nucleare, che arriverà in Parlamento il primo settembre e che dovrebbe fruttare almeno 2,3 miliardi di euro.
Il testo integrale dell' articolo si puo' leggere su
http://myspace.com/energiaoggiedomani
Fonte www.greenreport.it
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